Sameli Hakola – TREET
Con l’evoluzione delle costruzioni in legno verso infrastrutture ed edifici ad alte prestazioni, i rivestimenti protettivi antincendio stanno diventando un fattore abilitante critico, non più soltanto uno strato di conformità normativa. L’industria globale delle costruzioni sta attraversando una trasformazione strutturale che sta ridefinendo la scelta dei materiali, la libertà progettuale e le aspettative prestazionali. Al centro di questa trasformazione vi è l’industria delle costruzioni in legno. Un tempo considerato una soluzione di nicchia, il legno massiccio (mass timber) e i prodotti ingegnerizzati a base di legno stanno entrando stabilmente nel mainstream dell’edilizia, dagli edifici commerciali, istituzionali e industriali fino al residenziale multifamiliare. Questa transizione non è incrementale, ma sistemica. La crescita del mass timber è trainata simultaneamente dall’evoluzione dei codici edilizi, che consentono strutture in legno di maggiore altezza, dalla crescente domanda di materiali a basse emissioni di carbonio e sostenibili e dall’industrializzazione del settore delle costruzioni attraverso la prefabbricazione e i sistemi modulari. La portata del fenomeno è già evidente. Migliaia di progetti in mass timber sono attualmente in corso a livello globale, mentre sviluppi emblematici come la Stockholm Wood City, con una superficie di 250.000 m², dimostrano la rapidità con cui il legno si sta affermando nelle costruzioni urbane su larga scala.
Parallelamente, anche il mercato dei rivestimenti per il legno è in espansione. Si prevede che il mercato globale dei rivestimenti ignifughi per il legno registrerà un tasso di crescita annuo composto (CAGR) superiore al 4% fino al 2031, trainato direttamente dal crescente utilizzo del legno a vista in architettura e dalla necessità di soddisfare i requisiti di prestazione al fuoco senza compromettere il design.
In Europa in particolare, dove le costruzioni in legno sono consolidate e i quadri normativi sono rigorosi, i prodotti vernicianti ritardanti di fiamma non sono più una considerazione secondaria. Stanno diventando un elemento critico nel modo in cui gli edifici in legno vengono progettati, specificati e approvati. Tuttavia, con l’espansione del legno verso contesti più esigenti, come infrastrutture pubbliche, edifici ad alta occupazione e complessi progetti commerciali, un fattore continua a determinare fino a che punto esso possa svilupparsi: la prestazione al fuoco.
Da vincolo a fattore abilitante
Il legno massiccio ha già dimostrato le proprie capacità strutturali. La questione che oggi si pongono architetti e sviluppatori non è più se il legno possa essere utilizzato, ma dove possa essere impiegato. In contesti ad alto rischio o fortemente regolamentati, la prestazione al fuoco diventa rapidamente il fattore limitante. Requisiti quali la classificazione Euroclasse B-s1, d0 sono essenziali per superfici lignee a vista in ambienti occupati, vie di circolazione e aree pubbliche. È in questo ambito che i rivestimenti di protezione al fuoco stanno subendo un riposizionamento fondamentale. Anziché rappresentare uno strato finale applicato per la sola conformità normativa, i rivestimenti stanno diventando parte integrante del sistema materiale stesso, consentendo al legno di soddisfare i requisiti di sicurezza mantenendo al contempo i suoi vantaggi architettonici e ambientali. Per Treet, questa evoluzione si concretizza nello sviluppo delle soluzioni Norflam®. Progettate come soluzioni ignifughe a base bio e in dispersione acquosa, esse rispondono sia alle esigenze normative sia agli obiettivi di sostenibilità, preservando l’aspetto naturale del legno. Possono essere applicate sia in ambienti controllati di fabbrica sia in cantiere, permettendo un’integrazione fluida nei processi costruttivi prefabbricati e ibridi. Come spiega Sameli Hakola: “I rivestimenti di protezione al fuoco non riguardano più soltanto il rispetto delle normative: stanno rendendo possibile l’impiego del legno in categorie edilizie completamente nuove”.
Infrastrutture: dove il legno supera i propri limiti
Questo cambiamento è particolarmente evidente nei progetti infrastrutturali, ambito in cui il legno ha storicamente incontrato i maggiori ostacoli. A Londra, sviluppi metropolitani e ferroviari come Surrey Quays e Colindale dimostrano come il legno ingegnerizzato possa essere impiegato in contesti ad alto traffico e con elevati requisiti di sicurezza. Tali progetti hanno richiesto strutture in CLT (Cross-Laminated Timber) e legno lamellare (glulam) di grande scala, in grado di soddisfare rigorose classificazioni di reazione al fuoco senza compromettere l’efficienza costruttiva né l’intento progettuale.
Jess Pearce, ingegnere e Project Manager presso Buckland Timber, sottolinea l’importanza di questo equilibrio: “La soluzione ritardante di fiamma di Treet è ideale per le nostre esigenze. Oltre a garantire la prestazione di reazione al fuoco richiesta in classe B-s1, d0, il prodotto è a base acquosa, privo di composti volatili ed è idoneo sia per trattamenti in opera sia off-site delle nostre strutture in CLT e legno lamellare di grandi dimensioni. Trovo inoltre molto utile la gamma di finiture traslucide disponibili”.
Questo evidenzia un cambiamento fondamentale: nel settore delle infrastrutture, il conseguimento della classificazione di reazione al fuoco non è più sufficiente; la soluzione deve inoltre integrarsi perfettamente nei processi industriali, in tempistiche ristrette e in contesti produttivi su larga scala.
Libertà progettuale: architettura senza compromessi
Se i progetti infrastrutturali dimostrano la scalabilità, i progetti architettonici mettono in luce un’ulteriore dimensione della sfida: la preservazione dell’intento progettuale. La sede di Versowood in Finlandia rappresenta un esempio emblematico. Progettato come vetrina dell’edilizia in legno, l’edificio fa ampio uso di superfici lignee a vista. Al contempo, era necessario soddisfare stringenti requisiti di sicurezza antincendio senza ricorrere in modo significativo a sistemi sprinkler né coprire il legno. Grazie all’impiego del sistema di rivestimento ignifugo di Treet, il progetto ha raggiunto la classificazione richiesta mantenendo un aspetto del legno naturale e uniforme in tutti gli ambienti interni. Come dichiarato da Tuomas Huuskonen, Project Manager di Versowood: “Il ritardante di fiamma di Treet rappresenta un’innovazione eccezionale. Ha consentito la realizzazione di un edificio in legno di questo tipo senza l’impiego di sprinkler, evitando i costi significativi e i potenziali danni ad essi associati”.
Dal punto di vista del committente, il valore non si è limitato solo alla conformità normativa, ma ha riguardato anche la possibilità di preservare la visione architettonica. Il rivestimento ha infatti permesso di mantenere il legno completamente a vista e integrato in tutto l’edificio, evitando l’introduzione di ulteriori strati o sistemi che avrebbero potuto compromettere il progetto o aumentarne la complessità.
Da applicazioni di nicchia alla scala infrastrutturale
Con l’espansione delle costruzioni in legno, la protezione al fuoco viene considerata sempre più precocemente nelle fasi di progettazione e specifica tecnica. Quello che un tempo era trattato come un requisito di fine processo è oggi integrato fin dalle fasi iniziali, in particolare nei progetti che prevedono prefabbricazione, costruzioni ibride ed elementi lignei a vista. Architetti, ingegneri e sviluppatori richiedono sempre più sistemi di rivestimento in grado di garantire non solo prestazioni certificate, ma anche applicabilità prevedibile, durabilità e compatibilità con i processi industriali. Questa evoluzione riflette una transizione più ampia, “da nicchia a infrastruttura”. Con l’ingresso del legno in segmenti sempre più esigenti, i requisiti imposti ai sistemi di protezione al fuoco diventano più complessi e maggiormente integrati. In tale contesto, i rivestimenti non sono più prodotti autonomi, ma componenti di un sistema più ampio che deve funzionare in modo affidabile lungo l’intero ciclo: progettazione, produzione ed esecuzione in cantiere. Il legno sta crescendo rapidamente, ma i suoi limiti non sono più di natura strutturale bensì normativa. Con il suo impiego in infrastrutture e contesti ad alta domanda, la prestazione al fuoco diventa il fattore determinante. I rivestimenti non sono più un elemento secondario: rappresentano ciò che rende il legno scalabile, consentendo la conformità normativa senza sacrificare la libertà progettuale e garantendo un’integrazione fluida nell’intero ecosistema delle costruzioni, dai produttori agli architetti fino agli operatori in cantiere. Gli edifici diventano più grandi, le aspettative più elevate e il margine di errore sempre più ridotto. In questa nuova fase, il successo dipenderà sempre di più da un unico elemento: la prestazione al fuoco.
